Arabia Saudita apre al turismo: visto in 8 minuti e niente abaya per le donne

Il fine settimana appena trascorso ha designato una svolta storica nel panorama turistico: l’Arabia Saudita apre al turismo, promettendo visti emessi on-line di novanta giorni in pochi minuti e apertura a costumi occidentali. Abbiamo raccolto qualche dettaglio interessante nell’articolo. Buona lettura!

Il fine settimana appena trascorso rappresenta una svolta storica nel panorama turistico: una notizia particolarmente inaspettata ha avuto eco in  tutto il mondo. L’Arabia Saudita apre al turismo, promettendo visti emessi on-line in otto minuti di novanta giorni per motivi turistici. Inoltre si assicura che le donne occidentali in visita in questo stato non debbano indossare l’abaya, il caratteristico abito nero coprente tipico della cultura araba.

Più che la notizia del visto rilasciato in tempi record (si parla di meno di dieci minuti) a lasciare interdetto tutto il mondo “travel” è la consapevolezza di avere a che fare con un Paese dove vigono enormi regole restrittive per il genere femminile. Parliamo del wahabismo, che vede la separazione tra uomini e donne anche negli ambienti pubblici. E dove lo stesso clero wahabita ha condannato una ragazza a torture e reclusione per avere guidato l’auto nel 2014. Ci riferiamo naturalmente alla storia di Loujain al-Hathloul, attivista trentenne rappresentante del movimento Woman to Drive.

Figura chiave di questo cambiamento, il principe ereditario Mohammed bin Salman, che, a proposito del movimento attivista citato, ha concesso (l’anno scorso) il diritto di guidare al mondo femminile e ha rilasciato le prime patenti nel 2018.

I comunicati stampa dopo la cena a Riad di venerdì 27 settembre

Con una “faraonica” cena di gala a Riad, venerdì scorso, sono state svelate le intenzioni del principe ereditario che ha in mente obiettivi ben precisi che riguardano la diversificazione delle risorse economiche, dando al turismo una grande responsabilità:  arrivare dal 3% del Pil (garantito dai pellegrinaggi dell’Hajj e dell’Umrah, a Mecca e Medina: 2.5 milioni di fedeli nel 2019) al 10% entro il 2030 (Cit. Il Sole 24 Ore).

Questa data, il 2030, è la protagonista del programma  “Saudi Vision 2030”, una serie di riforme economiche e sociali di MbS (come è chiamato da tutto il mondo Mohammed bin Salman ), per “liberare” l’Arabia Saudita dalla schiavitù dal petrolio.

Qui trovate il tweet trionfante della conferenza stampa che annuncia l’apertura di “cuori” e porte ai 49 Paesi che potranno richiedere il visto. L’Italia è compresa, mentre è esclusa l’Africa, l’America Latina e gran parte dei Paesi Asiatici.

Il mondo rimane sbigottito e incredulo davanti ad un cambiamento così radicale (unico punto fermo il divieto di alcool, di consumo e anche importazione), tuttavia è sempre bello sapere che una nazione così chiusa si apra al mondo occidentale, sperando in cambiamenti positivi per tutti. Fino ad ora, infatti, solo i viaggiatori musulmani potevano accedere alle meraviglie dell’Arabia Saudita, con visto di tipo religioso.

Arabia Saudita apre al turismo: cosa vedere

C’è grande pathos e entusiasmo da parte dl ministro del turismo saudita Ahmed da Al Khateeb che afferma:

“I visitatori saranno sorpresi dai tesori che vogliamo condividere: cinque siti del patrimonio mondiale dell’Unesco, una vibrante cultura locale e una bellezza naturale mozzafiato”.

Durante l’evento #openSaudi, con tanto di live con hastag dedicato on-line, si decantano a suon di colpo mediatico le bellezze di questa terra così poco conosciuta.

Questo è il video lanciato per l’occasione:

In effetti, se si approfondisce, ci si accorge che di carne al fuoco ce n’è. Si parla di ben cinque siti del patrimonio mondiale Unesco:

  • Madain Saleh ad Al Ula, di epoca traiana;
  • Gedda storica;
  • Oasi di Al Asha, con resti archeologici del Neolitico;
  • Arte rupestre della regione di Hail;
  • At Turaif District a Ad Diriya, prima capitale dello Stato Saudita.

Cosa manca ancora? Beh, le infrastrutture, gli hotel, i servizi…Ma Saudi Vision 2030 ha pensato anche a questo. Si parla di ben 100 miliardi di ryal di investimenti tra resort, campi da golf e infrastrutture. Poco meno di 25 miliardi di euro: il prezzo del futuro è questo?

 

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